Pillole…

(…) Il suo amore non era stato all’altezza… Non aveva saputo utilizzarlo come baluardo per difendere il loro piccolo mondo dalle aggressioni e dalle ingerenze… si era piegato… ed erano stati sconfitti. Maggie guardava le sue valigie, pronte sulla soglia di quella modesta casa che si era illusa potesse essere la roccaforte di un amore inespugnabile. Si guardò attorno stancamente…(…)Imposte chiuse, teli sui pochi mobili compagni di tanti momenti incorniciati nella sua mente come preziose opere d’arte… un sorriso amaro, un senso di delusione e frustrazione la squarciarono all’improvviso,  gli occhi le si velarono e disse a sé sola circondata dai giorni bevuti d’un fiato fino all’ultima goccia con una sete implacabile… con una voce sottile che riecheggiò altissima fra quelle mura ormai così fredde… senza esitazione…”ne è valsa la pena”.

Quattro anni prima, arrivata sprizzante entusiasmo da ogni poro, non poteva immaginare tutto ciò che sarebbe accaduto dal giorno del suo arrivo in casa C***********. Non avrebbe potuto immaginare l’uragano che avrebbe significato la sua presenza nelle indolenti e scanzonate esistenze di quella famiglia e dei loro amici… Eppure, non riusciva a guardare che con indulgenza alla sé di quell’estate accecante di vita… (…)

Mi stringo forte a te…

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“A volte ho la sensazione che tutto intorno vada a rotoli… che noi due siamo fermi su un metro quadrato di spazio e volgendo lo sguardo vedo in basso il vuoto… e allora mi stringo forte a te, mi tengo avvinta alla mia unica certezza, mi aggrappo a te che sei tutto il mio mondo e chiudo forte gli occhi per non  vedere i crolli e i precipizi attorno perché sai… davvero… dovunque vedo naufragi… di sentimenti di ideali di progetti di emozioni… dovunque relitti e mi sento attanagliata dal senso di inellutabile fine che ci pervade… e continuo a tenere gli occhi chiusi e ad annegare in te… perché noi due siamo gli unici a non andare a fondo a non precipitare…”. La guardò, nella semioscurità, ne indovinò lo sguardo impaurito che conosceva bene e sorrise… dei sorrisi piu dolci del mondo che riservava a lei, le carezzò il viso… “Non c’è nessun crollo, nessuna caduta, nessun precipizio… siamo solo noi che ci stacchiamo e voliamo sempre più su…”

Inizio e fine…

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Inizio e fine… la più falsa dicotomia. Due termini e due concetti apparentemente antitetici, in realtà assolutamente contigui e complementari: non c’è inizio senza una fine, non esiste una fine se non seguita da un inizio. È la coppia di termini più incoraggiante per l’essere umano, indice della eterna ciclicità dell’esistenza tutta. Simbolo dell’imperituro anelito alla rinascita, al rinnovamento che ci sommuove. E in questa perpetua ciclicità si sostanzia la nostra catarsi.

Niente è impossibile…

“Niente è impossibile”, così le continuava a ripetere. Lei scuoteva la testa… aveva imparato a porsi obiettivi minimi realisticamente raggiungibili, a valutare pro e contro di ogni azione, l’imprevisto… la possibilità… non appartenevano al suo mondo. Almeno fino a quel momento… chissà perché ma continuava a pensare a quelle parole e a quegli occhi… quegli occhi ci credevano in quelle parole… per la prima volta aveva intravisto una luce reale in uno sguardo… più ci pensava e più si faceva spazio nella sua mente l’eventualità che lui avesse ragione… Non credeva a ciò che le stava accadendo eppure… lentamente si svegliò dal torpore, raccolse i pensieri stantii e li ripose nella vecchia valigia sotto al letto, “qui starete bene per un po’… è arrivato il momento di fermarsi un attimo.”. Così… decise che davvero per un po’almeno sarebbe stata bene lì… con lui… decise che forse davvero era giunto il momento di crederci…

Un andare inesausto incontro all’inconosciuto…

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Orme. Che parola stupenda… eccezionalmente evocativa per me… Quando penso alle orme non posso non posso che associarle al bisogno estremo di ogni essere umano di affermare se stesso, di lasciare traccia del proprio passaggio su questa terra. Le orme sono le impronte fisiche dei nostri passaggi, peso impresso alla superficie, effetto della gravità dunque essenza stessa dell’uomo che è tale in quanto corpo con un peso oltre che spirito. Sono metafora dell’umanità tutta… durano pochissimo… il tempo di una risacca, di una pioggia, di una folata di vento… fuggevoli e fugaci come tutti noi. Orme significa passi… gli innumerevoli, instancabili passi che si compiono durante l’esistenza. La vita non è che un andare inesausto incontro all’inconosciuto che è il nostro destino. Andiamo incontro ad esso a volte indefessi,  a volte incerti, incespicanti, a volte volgendo dietro i piedi, a volte correndo… ma vi andiamo incontro… incessantemente…
Le orme mi mettono di buon umore, mi riconfortano, mi incoraggiano… significano che qualcuno prima di me ha calcato la strada, che qualcuno prima di me ha creduto fosse la direzione giusta, qualcuno prima di me ha avuto fiducia, ha riposto speranza… significano che non si è mai soli quando si decide di intraprendere un viaggio… Non si è mai soli lungo il cammino..

Il mio #Curriculum del lettore…

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Ognuno la propria storia la scrive a suo modo. Io la mia storia l’ho sempre scritta… materialmente. Riversando sul foglio gli stati d’animo dei diversi momenti della mia vita, in versi, in prosa…  mai smettendo perché ancora la trama poi di questa storia non mi è del tutto chiara… via via i personaggi che pensavo sarebbero stati i protagonisti si sono rivelati comparse, alcuni sono stati delle metonimie (cinematograficamente), altri fanno parte del nucleo principale della narrazione. Il mio ruolo è nella maggior parte quello della voce narrante… già… mi piace uscire dal plot e guardare cosa accade… sicuramente se ho potuto scrivere è stato perché ho avuto egregi maestri che, pazientemente, caparbiamente, mi hanno fornito gli strumenti per dar voce e struttura al canovaccio: i libri letti.

Grazie alla mia amica del blog http://paroleombra.com/ ho potuto compiere un micro viaggio nel tempo… attraverso polverosi scatoloni stipati tra garage, sottoscala e soffitte… e recuperare alcuni dei miei compagni d’avventura dei miei primi anni di vita.

“Garzoncello scherzoso,/ cotesta età fiorita/ è come un giorno d’allegrezza pieno,/ giorno chiaro, sereno,/ che precorre alla festa di tua vita./ Godi fanciullo mio; stato soave,/ stagion lieta è cotesta (…)”, così Giacomo Leopardi ne “Il sabato del villaggio”: quali parole potrebbero meglio descrivere la mia infanzia? Sono stata privilegiata: è stata davvero una stagione lieta la mia. Il mio carattere un po’ “inconsueto” si è segnalato sin dai primi anni d’età: mi sono rifiutata di frequentare l’asilo. Così la mia mamma ha dovuto occuparsi anche della mia alfabetizzazione di base. All’età di quattro anni ero già in grado di seguire le parole scritte. Devo precisare, doverosamente, che mio padre è un cultore del libro: la libreria in casa nostra è foltissima dunque non mi è mai mancata la “materia prima”. Ha avuto inoltre cura e premura di sommergermi fin dalla nascita di tutti i fumetti Disney in circolazione sul mercato: Topolino, I Classici, I Grandi Classici, Almanacco… inizialmente apprezzavo le immagini, col tempo ho potuto godere anche di ciò che era scritto nelle nuvolette. Sono i fumetti che mi hanno instillato i valori della lealtà e dell’amicizia, l’importanza di credere nella fantasia, nei propri sogni perché anche le situazioni più assurde con la fiducia in se stessi e gli amici giusti al fianco possono concretizzarsi. Compagni preziosissimi, lo sono ancora oggi. Poi le fiabe, oh le fiabe!, mi hanno insegnato a costruire il mio mondo, mi hanno catapultato in mondi meravigliosi, mi hanno fatto innamorare del principe azzurro che prima o poi sarebbe venuto a salvarmi: La Bella Addormentata, Biancaneve, Cenerentola; e l’astuzia… che però non ho mai introiettato! Ricordo che mi divertii tantissimo con Il Gatto con gli stivali.

Durante le elementari, frequenti erano le visite in classe di rappresentanti che ci proponevano promozioni per l’acquisto di libri ma i titoli non superavano mai lo sbarramento della selezione del mio papi! Tranne in un caso: La “Storia d’Italia a fumetti”, curata da Enzo Biagi, edita da Arnoldo Mondadori: meraviglia! L’ho divorata, l’ho letta e riletta. Grazie ad essa ho maturato la mia passione estrema per la storia. Non posso non menzionare un romanzo che è stato determinante nella costruzione della mia coscienza critica e civile: “La Capanna dello Zio Tom”, di Harriet Beecher Stowe, Arnoldo Mondadori Editore. Lo conoscono tutti, non ha bisogno di presentazioni… mi ha mostrato la necessità di combattere in ogni misura contro le ingiustizie per potersi davvero definire uomini facenti parte di una società progredita. Struggente. Irrinunciabile.

L’adolescenza è stato il mio periodo più buio! Ora ne parlo riuscendo anche ad autoschernirmi ma… è stata davvero dura sopravvivere da secchiona, romanticona, timidona, occhialuta ragazzina negli anni ’90! I miei salvatori, come sempre, gli amici libri. Ho scoperto vagando per gli scaffali della libreria in quegli anni, alla ricerca di “L’uomo e il cane” da leggere durante le vacanze scolastiche, diversi volumi di Carlo Cassola: “Gisella”, “Fausto e Anna” in particolare, ho letto d’un fiato questi romanzi innamorandomi delle ambientazioni e della delicata drammaticità dei personaggi… In questa fase della mia vita mi sono tuffata nell’universo dei poeti, cominciando da alcuni dei nostri classici: Leopardi in primis; Foscolo: l’ho amato alla follia e tutt’ora il sentimento persiste. Poi ho allargato la prospettiva, cominciando dai “poeti maledetti” e ho logorato le pagine de “Le fleurs du mal”, di Charles Baudelaire; Arthur Rimbaud, Paul Verlaine: non ci si può privare del godimento estremo della loro lettura, è un delitto! Devo necessariamente operare una selezione perciò passo direttamente ad un altro dei libri più importanti per la mia formazione: “Il Piacere”, di Gabriele D’Annunzio. Sono in difficoltà a parlare di questo capolavoro… ha inciso in misura estrema nella mia maturazione interiore… ho vissuto dolorosamente nei panni di Andrea Sperelli perché ho sentito sulla mia pelle questo amore così… radicato nel suo animo quasi ormai fosse nel sangue e impossibile da lavar via, impossibile liberarsene… ho compreso il suo tragico tentativo di illudersi provandosi ad amare un’altra senza dolorosamente riuscirvi… devo fermarmi perché quando inizio a parlare di D’Annunzio per me diventa arduo interrompermi!

Durante il Liceo ho conosciuto quelli che sono i miei amici ancora adesso: gli autori sudamericani, in particolare Isabel Allende della quale ho letto tutto il leggibile e attendo la prossima pubblicazione “L’amante giapponese”. Un mondo irrorato da una luce fantastica, non oleografica poiché non tralascia le ombre di momenti drammatici vissuti dalla storia del suo Paese – il Cile –  durante la dittatura di Pinochet. Non c’è un romanzo di Isabel che io ami più di altri… ma cito Eva Luna perché contiene quella che è divenuta la massima della mia esistenza (come già scritto nel mio articolo: http://Un libro è un’ancora di salvezza): “la realtà non è solo come appare in superficie ma ha una dimensione magica e, volendo, è legittimo esagerarla e colorirla per rendere meno noioso il passaggio attraverso questa vita”, non potete non leggerla! Feltrinelli Editore.

Mi definisco una lettrice compulsiva e tendenzialmente onnivora: sono pochi i generi che ho tralasciato, pertanto spazio dagli autori più impegnati a quelli più… leggeri e spensierati: ho letto tutto di Rosamunde Pilcher! Le sue ambientazioni sono splendide!

Negli anni dell’università mi sono accostata alla letteratura americana contemporanea. Per caso, guardando una trasmissione televisiva, la conduttrice citò“Pastorale americana”, di Philip Roth. È stata una folgorazione. Ritengo Philip Roth lo scrittore migliore al mondo… ma sono una sua fan sfegatata dunque il mio parere è per nulla obiettivo! Se volete la verità sbattuta in viso senza falsi moralismi, ipocrisie e convenzionalismi di sorta ma comunque con uno stile eccellente, icastico, sferzante e sprezzante non potete ignorarlo. Toglie il fiato, non si riesce a smettere di leggerlo una volta cominciato dunque dovete essere pronti psicologicamente perché.. non è una semplice lettura… vi squarcerà il velo di Maia. Edizioni Einaudi.

Amo molto anche l’inglese William Somerset Maugham. L’ho cominciato a leggere dopo aver letto la recensione della pubblicazione del suo “Storie ciniche”: che meraviglia. Un punto di vista disincantato, canzonatorio nei confronti delle strutture sociali borghesi, apparentemente freddo e sfacciato ma così terribilmente realistico e profondo… ve lo consiglio caldamente! Edizioni Adelphi.

De “Il dolore perfetto”, di Ugo Riccarelli ho parlato in un mio articolo e, per non ripetermi, vi rimando ad esso:http://su “Il dolore perfetto”, di Ugo Riccarelli

Non posso non menzionare, in chiusura ma solo perché la scena sia solo sua, Oriana Fallaci: la donna che avrei voluto essere e la scrittrice che sarei voluta diventare. Ho letto diversi suoi romanzi ma quello che mi è entrato nelle vene è stato “Un Uomo”. Qui davvero… c’è molto poco da poter dire… l’amore più coraggioso che io abbia mai incontrato finora… il più straziante… sincero… ho sofferto con lei durante la prigionia di Panagoulis… ho pianto con lei durante i loro anni in Italia…  ho capito quanto la lotta per un ideale non sia una presa di posizione ma una scelta atavica e quasi inconsapevole: non si può fare a meno di perseguirlo anche se ciò implica sacrificare l’amore più amore che si provi e ho capito il sentirsi dilaniati nell’animo nel prendere coscienza di questa impossibilità di scelta… sipario.

Non sono tutti i libri che son stati importanti per me quelli che ho qui sviscerato… ne ho dovuti scegliere alcuni… perché davvero ogni libro è un segno nella mia anima, li sento uno per uno come infinite cicatrici che hanno solcato e segnato la mia pelle e rimangono in memoria e memento di ciò che ho vissuto per divenire chi sono oggi… accarezzo le ferite rimarginate e i graffi ancora aperti e non potrei né vorrei rinunciare ad alcuno di essi anzi ringrazio ad uno ad uno i miei compagni fedeli, mai sleali, mai finti… sempre al mio fianco a mostrarmi il pertugio per uscire dall’anfratto, a mostrarmi il sentiero battuto da imboccare, a tendermi la mano sorridendo e farmi rialzare ad ogni inciampo…

Come Beppe Severgnini ha, simpaticamente, tramortito le mie velleità!

Girovagando indolentemente (l’indolenza è notoriamente caratteristica peculiare di noi gente del sud, vieppiù in questo lembo incantato e particolarmente torrido che è la mia terra: il Salento) per il web, digito per la ricerca su Google: “case editrici per esordienti”.
Qui occorre che io faccia delle precisazioni. Perché tale ricerca? A giugno ho deciso di creare una pagina Facebook, il passo da lì alla creazione di un mio blog su sito web (naturalmente il tutto a livello dilettantistico: sono una semi-neofita nel settore digitale, muovo i miei passi con grande cautela ed umiltà nel settore, d’altra parte affascinante) è stato breve; in entrambi gli spazi riverso, come sanno quei generosi e carinissimi che mi stanno dando fiducia, le mie emozioni, riflessioni e qualche volte delle mie poesie. Con “le mie poesie” intendo i versi scritti (alcuni) sin dagli anni dell’adolescenza e che ho tenuto nel cassetto fino ad oggi. Ho deciso di divulgarle perché sto sperimentando che condividere il proprio mondo interiore è estremamente arricchente interiormente ( feedback o non feedback: muovo i primi passi dunque è previsto che io non abbia ancora un riscontro corposo, voglio crederci e perseverare pazientemente). La vanità è dell’uomo e così… ho accarezzato l’idea di provare a pubblicarle… Naturalmente anch’io sono incappata nelle varie pseudo case editrici che richiedono consistenti “oboli” per (auto)finanziare la suddetta pubblicazione, decidendo di ignorarle: una casa editrice che scelga di pubblicare un lavoro lo fa perché crede in quel lavoro dunque accetta la scommessa gratuitamente; inoltre, per chi – come la scrivente- non nutre una fiducia incondizionata ed acritica nelle proprie potenzialità dunque necessita di conferme e motivate approvazioni o disapprovazioni, ricevere una proposta di stampa – perché di questo si tratta, non c’è una valutazione a monte delle opere ma una semplice messa a disposizione, previo pagamento, dei macchinari di stampa appunto!- non è assolutamente auspicabile. Dunque, scartata tale possibilità ho maturato l’idea di spedire la raccolta di mie – umilissime e modestissime – poesie a qualcheduna delle case editrici accreditate. Perciò la ricerca su Google di cui scrivo ad inizio di “articolo”…
Chiusa la doverosa precisazione, tra i primi risultati scorgo un articolo della rubrica “Italians” curata per i tipi del “Corriere della Sera” dall’egregio Beppe Severgnini, nel caso specifico nella versione online “Corriere.it”. Ora, il Corriere è una presenza fissa e quotidiana nella mia vita sin dalla nascita dunque ragioni affettive, esulando dalle ovvie motivazioni di affidabilità e serietà, mi inducono a cliccare su tale link. Ciò che leggo è disincantante senza ombra di dubbio ma… è vero, ahimè! [Copio in calce il link così che possiate leggere ciò di cui parlo.] La mia attenzione però si va ad incentrare sul concetto di coincidenza e apre una riflessione su di essa.
Sono persuasa anche io, da sempre, dell’insondabile fascino della fatalità… d’altronde vengo dal Liceo Classico: ho introiettato l’approccio tragico, greco, alla vita! Sono convinta che per quanto ci si affanni, ci si arrabatti, ci si arrovelli per sbrogliare quella matassa aggrovigliata che è l’umana esistenza macchinando per venirne a capo… sia un’impresa vana, fine a se stessa, utile nella misura in cui significhi impiegare le capacità pratiche concesseci dall’Artigiano e provare a metterle a frutto al solo scopo però di giustificare a noi stessi la presenza sul pianeta. Ritengo davvero esista un Disegno, una sinopia già esistente e che noi contribuiamo solo a porre al posto prestabilito le tessere che il Maestro ha già pronte. Penso che ci sia concesso di reperire i segni di tale Progetto, di scorgerli e seguirli… e penso che non sempre ci riusciamo anzi sovente erriamo… in tutte le accezioni che tale verbo accoglie!
Alla luce di queste riflessioni, affermo in conclusione che Beppe Severgnini ha – simpaticamente – posto fine alle mie già timidissime velleità ed è molto improbabile che mi decida ad inviare ad altre case editrici il mio plico ( ad alcune purtroppo l’ho inviato prima di imbattermi nell’articolo cui mi riferisco!)! Continuerò a condividere emozioni e riflessioni… attendendo e sperando nei Segni. Se non verranno… avrò evitato una frustrazione… Forse!

http://www.corriere.it/solferino/severgnini/03-04-18/01.spm

Un libro è un’ancora di salvezza

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Un libro è un’ancora di salvezza. Leggere non è un piacere fine a se stesso, un sollazzo gratuito ed estemporaneo, leggere è una terapia. Almeno… è la mia terapia. Ci sono per tutti giornate un po’così… indefinibili, spente, scoraggiate e sfiduciate, pessimiste e svogliate. La mia salvezza è nella mia libreria… mi ci immergo e nuoto a perdifiato fino a riemergere con la conchiglia da portare sulla riva con me. E accostandola all’orecchio comincio i miei viaggi e dimentico dove sono cosa faccio per cosa mi preoccupo cosa non mi fa essere serena oggi per cosa mi affanno… dimentico le irritanti e appiccicose contingenze che insudiciano il mio cervello. Non so quando tornerò… ogni volta è un’incognita, un salto nel buio, una sorpresa… ma so che è l’unico modo che ho per non essere trascinata in balìa delle correnti del vivere…

La lettura mi accompagna dall’età di quattro anni (mmm… sì: sono stata precoce da questo punto di vista!). le prime letture sono state i fumetti Disney, che continuano ancora a tenermi compagnia ogni sera prima di addormentarmi: mi riconciliano con la dimensione reale e mi traghettano serenamente tra le braccia di Morfeo.

A scuola ci sono state le fiabe lette in classe e i volumi su volumi fatti acquistare ai miei genitori di fiabe dei fratelli Grimm (adattate per bambini); i volumi della Storia Illustrata di Enzo Biagi, entusiasmante!, Mi hanno infuso l’amore viscerale per questa disciplina meravigliosa; i volumi presi in prestito dalla biblioteca scolastica dei quali su tutti e più di tutti ricordo “L’enigma di Domizia”, di Ave Gagliardi, nell’edizione Fabbri, grazie ad esso ho cominciato ad amare i romanzi storici.

Arrivata alle superiori, nonostante il poco tempo libero (Liceo classico, scelto con assoluta e totale consapevolezza e affrontato con una passione estrema. Ho amato ogni materia studiata immergendomi quotidianamente in sei – sette ore di studio matto… e per niente disperato!) ho imparato a scegliere cosa leggere. “Siddharta”, di Hermann Hesse, mi ha instradato sulla via della meditazione. Soprattutto ho incontrato per caso vagando in una libreria lei: la mia adorata Isabel Allende! Il primo suo libro acquistato, in edizione economica Feltrinelli, è stato “Eva Luna”, con il quale ho scoperto e adottato la mia filosofia di vita: “la realtà non è solo come appare in superficie ma ha una dimensione magica e, volendo, è legittimo esagerarla e colorirla per rendere meno noioso il passaggio attraverso questa vita”, da allora non l’ho mai abbandonata e la seguo con fedeltà assoluta!; “La nausea”, di Jean Paul Sartre, consigliato dal mio prof. di filosofia del liceo, mi ha aperto gli occhi sulla società in cui vivo e sulle sue crepe e infiltrazioni e percolati, percorso poi da me proseguito con il mio amato Pier Paolo Pasolini!

Durante gli anni dell’università, oltre a tuffarmi a capofitto nei volumi di storia dell’arte e ubriacarmi di bellezza, mi sono appassionata ad Oriana Fallaci, tra tutti “Un Uomo” mi ha straziato il cuore. Poi Gabriel Garcìa Marquez: eccelso, magico, da stordire i sensi.

Dopo l’università mi sono avvicinata alla letteratura inglese e americana. L’approccio di questi popoli alla vita e al mondo è differente dal nostro, italiano, e ogni volta la mia mente si ossigena. William Somerset Maugham, nelle soberrime e raffinatissime edizioni Adelphi; nelle edizioni Einaudi Ian Mc Ewan, Paul Auster e… indubbiamente il più grande al mondo per me: Philip Roth! Il suo “Pastorale americana” – tra gli altri – è devastante, uno schiaffo in pieno viso, un pugno nello stomaco, indigesto… sublime!

Irrinunciabile per ogni donna a mio parere Edna O’Brien, irlandese, in Italia pubblicata da Elliot,  e il suo “Ragazze di campagna”… qui non servono parole: occorre leggerlo.

Non trascuro però le letture leggere, fresche, disimpegnate… perché non dimentico che non bisogna mai prendersi troppo sul serio ed è necessario riservarsi sempre del tempo per fare le bolle di sapone…

Cara Stefania, ecco i miei libri ricostituenti!

https://scriverealfemminile.wordpress.com/2015/08/18/un-rimedio-per-la-vita-quotidiana-i-libri-ricostituenti-per-lanima/

https://scriverealfemminile.wordpress.com/

La felicità è qui…

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(…) Le bastava averlo accanto per non aver bisogno di nulla. Le aveva insegnato, col semplice esistere, la preziosità della quotidianità. La meraviglia presente in ogni banale azione compiuta… se in due. Ora assaporava il gusto pieno e intenso di ogni gesto, anche il più semplice ed elementare che risultava talmente straordinario e irripetibile con lui con cui condividerlo. I suoi occhi erano divenuti magici poiché ogni elemento guardato e osservato diveniva incantato e caricato di significati eccezionali e rimandi misteriosi ad una qualche vita precedente trascorsa con lui… prodigioso ciò che l’amore compie… aveva anche imparato ad amare se stessa in quanto riflesso dell’amore di lui… l’amore ricevuto le aveva instillato l’amore per sé… con lui aveva appreso e constatato che non esistono sogni impossibili da realizzare… che la felicità è scattare una foto da un ponticello ad una barchetta ormeggiata all’ombra fino alla prossima alba per andare a pesca… (…)