S’annega il pensier mio…

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“Così tra questa immensità s’annega il pensier mio…”… la siepe del Colle di Recanati per Giacomo Leopardi era la porta sull’infinito…  vivo a cinque minuti dal mare: la mia porta sull’infinito è lui, il mio mare. Ho scelto pervicacemente di rimanere nella mia terra perché per me nonostante la terra brulla le pietre i campi riarsi le ore lente e interminabili ad attendere che qualcosa cambi… per non cambaire mai, come diceva il principe di Salina, mi ha dato così tanto mi ha arricchito così tanto che staccarmene mi ucciderebbe. Il mare dalle mie parti è quasi sempre docile, buono, accomodante, solo di rado è di cattivo umore e fa la voce grossa, urla e sbraita un po’… ma dura il tempo che cambi il vento, quando la dispettosa petulante e sfiancante tramontana sbatte la porta e va via lasciando entrare il buontempone scirocco… è un attimo e lui, il mare, riacquista il buonumore! È una presenza costante nella mia vita e come tutte le presenze costanti spesso data per scontata, eppure… da qualche anno non smetto di stupirmi, meravigliarmi, emozionarmi ad ogni incontro… Il mio mare del mio sud,  perché chi non è del sud non lo sa ma… esistono tanti sud  a sud: è un luogo del cuore, dell’anima e ognuno ha il proprio…, è commovente, stoico, epico. Serva memoria di infinite partenze infiniti addii infiniti approdi infiniti abbracci… “sedendo e mirando” il cuore si apre, dalla riva lo sguardo si perde… ho un pessimo rapporto con tutto ciò che non ha una fine ma il mare… Non può che infondermi felicità. Immergermi è taumaturgico: lavo via i cattivi pensieri e riemergo nuova e serena. E ogni giorno guardandolo mi sento fortunata… perché in questo delirio dilagante, in questo bailamme interminabile, in questa corsa inesausta ed alienante, ritagliarsi un angolino di pace è un privilegio…