Come Beppe Severgnini ha, simpaticamente, tramortito le mie velleità!

Girovagando indolentemente (l’indolenza è notoriamente caratteristica peculiare di noi gente del sud, vieppiù in questo lembo incantato e particolarmente torrido che è la mia terra: il Salento) per il web, digito per la ricerca su Google: “case editrici per esordienti”.
Qui occorre che io faccia delle precisazioni. Perché tale ricerca? A giugno ho deciso di creare una pagina Facebook, il passo da lì alla creazione di un mio blog su sito web (naturalmente il tutto a livello dilettantistico: sono una semi-neofita nel settore digitale, muovo i miei passi con grande cautela ed umiltà nel settore, d’altra parte affascinante) è stato breve; in entrambi gli spazi riverso, come sanno quei generosi e carinissimi che mi stanno dando fiducia, le mie emozioni, riflessioni e qualche volte delle mie poesie. Con “le mie poesie” intendo i versi scritti (alcuni) sin dagli anni dell’adolescenza e che ho tenuto nel cassetto fino ad oggi. Ho deciso di divulgarle perché sto sperimentando che condividere il proprio mondo interiore è estremamente arricchente interiormente ( feedback o non feedback: muovo i primi passi dunque è previsto che io non abbia ancora un riscontro corposo, voglio crederci e perseverare pazientemente). La vanità è dell’uomo e così… ho accarezzato l’idea di provare a pubblicarle… Naturalmente anch’io sono incappata nelle varie pseudo case editrici che richiedono consistenti “oboli” per (auto)finanziare la suddetta pubblicazione, decidendo di ignorarle: una casa editrice che scelga di pubblicare un lavoro lo fa perché crede in quel lavoro dunque accetta la scommessa gratuitamente; inoltre, per chi – come la scrivente- non nutre una fiducia incondizionata ed acritica nelle proprie potenzialità dunque necessita di conferme e motivate approvazioni o disapprovazioni, ricevere una proposta di stampa – perché di questo si tratta, non c’è una valutazione a monte delle opere ma una semplice messa a disposizione, previo pagamento, dei macchinari di stampa appunto!- non è assolutamente auspicabile. Dunque, scartata tale possibilità ho maturato l’idea di spedire la raccolta di mie – umilissime e modestissime – poesie a qualcheduna delle case editrici accreditate. Perciò la ricerca su Google di cui scrivo ad inizio di “articolo”…
Chiusa la doverosa precisazione, tra i primi risultati scorgo un articolo della rubrica “Italians” curata per i tipi del “Corriere della Sera” dall’egregio Beppe Severgnini, nel caso specifico nella versione online “Corriere.it”. Ora, il Corriere è una presenza fissa e quotidiana nella mia vita sin dalla nascita dunque ragioni affettive, esulando dalle ovvie motivazioni di affidabilità e serietà, mi inducono a cliccare su tale link. Ciò che leggo è disincantante senza ombra di dubbio ma… è vero, ahimè! [Copio in calce il link così che possiate leggere ciò di cui parlo.] La mia attenzione però si va ad incentrare sul concetto di coincidenza e apre una riflessione su di essa.
Sono persuasa anche io, da sempre, dell’insondabile fascino della fatalità… d’altronde vengo dal Liceo Classico: ho introiettato l’approccio tragico, greco, alla vita! Sono convinta che per quanto ci si affanni, ci si arrabatti, ci si arrovelli per sbrogliare quella matassa aggrovigliata che è l’umana esistenza macchinando per venirne a capo… sia un’impresa vana, fine a se stessa, utile nella misura in cui significhi impiegare le capacità pratiche concesseci dall’Artigiano e provare a metterle a frutto al solo scopo però di giustificare a noi stessi la presenza sul pianeta. Ritengo davvero esista un Disegno, una sinopia già esistente e che noi contribuiamo solo a porre al posto prestabilito le tessere che il Maestro ha già pronte. Penso che ci sia concesso di reperire i segni di tale Progetto, di scorgerli e seguirli… e penso che non sempre ci riusciamo anzi sovente erriamo… in tutte le accezioni che tale verbo accoglie!
Alla luce di queste riflessioni, affermo in conclusione che Beppe Severgnini ha – simpaticamente – posto fine alle mie già timidissime velleità ed è molto improbabile che mi decida ad inviare ad altre case editrici il mio plico ( ad alcune purtroppo l’ho inviato prima di imbattermi nell’articolo cui mi riferisco!)! Continuerò a condividere emozioni e riflessioni… attendendo e sperando nei Segni. Se non verranno… avrò evitato una frustrazione… Forse!

http://www.corriere.it/solferino/severgnini/03-04-18/01.spm