Un andare inesausto incontro all’inconosciuto…

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Orme. Che parola stupenda… eccezionalmente evocativa per me… Quando penso alle orme non posso non posso che associarle al bisogno estremo di ogni essere umano di affermare se stesso, di lasciare traccia del proprio passaggio su questa terra. Le orme sono le impronte fisiche dei nostri passaggi, peso impresso alla superficie, effetto della gravità dunque essenza stessa dell’uomo che è tale in quanto corpo con un peso oltre che spirito. Sono metafora dell’umanità tutta… durano pochissimo… il tempo di una risacca, di una pioggia, di una folata di vento… fuggevoli e fugaci come tutti noi. Orme significa passi… gli innumerevoli, instancabili passi che si compiono durante l’esistenza. La vita non è che un andare inesausto incontro all’inconosciuto che è il nostro destino. Andiamo incontro ad esso a volte indefessi,  a volte incerti, incespicanti, a volte volgendo dietro i piedi, a volte correndo… ma vi andiamo incontro… incessantemente…
Le orme mi mettono di buon umore, mi riconfortano, mi incoraggiano… significano che qualcuno prima di me ha calcato la strada, che qualcuno prima di me ha creduto fosse la direzione giusta, qualcuno prima di me ha avuto fiducia, ha riposto speranza… significano che non si è mai soli quando si decide di intraprendere un viaggio… Non si è mai soli lungo il cammino..

Il mio #Curriculum del lettore…

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Ognuno la propria storia la scrive a suo modo. Io la mia storia l’ho sempre scritta… materialmente. Riversando sul foglio gli stati d’animo dei diversi momenti della mia vita, in versi, in prosa…  mai smettendo perché ancora la trama poi di questa storia non mi è del tutto chiara… via via i personaggi che pensavo sarebbero stati i protagonisti si sono rivelati comparse, alcuni sono stati delle metonimie (cinematograficamente), altri fanno parte del nucleo principale della narrazione. Il mio ruolo è nella maggior parte quello della voce narrante… già… mi piace uscire dal plot e guardare cosa accade… sicuramente se ho potuto scrivere è stato perché ho avuto egregi maestri che, pazientemente, caparbiamente, mi hanno fornito gli strumenti per dar voce e struttura al canovaccio: i libri letti.

Grazie alla mia amica del blog http://paroleombra.com/ ho potuto compiere un micro viaggio nel tempo… attraverso polverosi scatoloni stipati tra garage, sottoscala e soffitte… e recuperare alcuni dei miei compagni d’avventura dei miei primi anni di vita.

“Garzoncello scherzoso,/ cotesta età fiorita/ è come un giorno d’allegrezza pieno,/ giorno chiaro, sereno,/ che precorre alla festa di tua vita./ Godi fanciullo mio; stato soave,/ stagion lieta è cotesta (…)”, così Giacomo Leopardi ne “Il sabato del villaggio”: quali parole potrebbero meglio descrivere la mia infanzia? Sono stata privilegiata: è stata davvero una stagione lieta la mia. Il mio carattere un po’ “inconsueto” si è segnalato sin dai primi anni d’età: mi sono rifiutata di frequentare l’asilo. Così la mia mamma ha dovuto occuparsi anche della mia alfabetizzazione di base. All’età di quattro anni ero già in grado di seguire le parole scritte. Devo precisare, doverosamente, che mio padre è un cultore del libro: la libreria in casa nostra è foltissima dunque non mi è mai mancata la “materia prima”. Ha avuto inoltre cura e premura di sommergermi fin dalla nascita di tutti i fumetti Disney in circolazione sul mercato: Topolino, I Classici, I Grandi Classici, Almanacco… inizialmente apprezzavo le immagini, col tempo ho potuto godere anche di ciò che era scritto nelle nuvolette. Sono i fumetti che mi hanno instillato i valori della lealtà e dell’amicizia, l’importanza di credere nella fantasia, nei propri sogni perché anche le situazioni più assurde con la fiducia in se stessi e gli amici giusti al fianco possono concretizzarsi. Compagni preziosissimi, lo sono ancora oggi. Poi le fiabe, oh le fiabe!, mi hanno insegnato a costruire il mio mondo, mi hanno catapultato in mondi meravigliosi, mi hanno fatto innamorare del principe azzurro che prima o poi sarebbe venuto a salvarmi: La Bella Addormentata, Biancaneve, Cenerentola; e l’astuzia… che però non ho mai introiettato! Ricordo che mi divertii tantissimo con Il Gatto con gli stivali.

Durante le elementari, frequenti erano le visite in classe di rappresentanti che ci proponevano promozioni per l’acquisto di libri ma i titoli non superavano mai lo sbarramento della selezione del mio papi! Tranne in un caso: La “Storia d’Italia a fumetti”, curata da Enzo Biagi, edita da Arnoldo Mondadori: meraviglia! L’ho divorata, l’ho letta e riletta. Grazie ad essa ho maturato la mia passione estrema per la storia. Non posso non menzionare un romanzo che è stato determinante nella costruzione della mia coscienza critica e civile: “La Capanna dello Zio Tom”, di Harriet Beecher Stowe, Arnoldo Mondadori Editore. Lo conoscono tutti, non ha bisogno di presentazioni… mi ha mostrato la necessità di combattere in ogni misura contro le ingiustizie per potersi davvero definire uomini facenti parte di una società progredita. Struggente. Irrinunciabile.

L’adolescenza è stato il mio periodo più buio! Ora ne parlo riuscendo anche ad autoschernirmi ma… è stata davvero dura sopravvivere da secchiona, romanticona, timidona, occhialuta ragazzina negli anni ’90! I miei salvatori, come sempre, gli amici libri. Ho scoperto vagando per gli scaffali della libreria in quegli anni, alla ricerca di “L’uomo e il cane” da leggere durante le vacanze scolastiche, diversi volumi di Carlo Cassola: “Gisella”, “Fausto e Anna” in particolare, ho letto d’un fiato questi romanzi innamorandomi delle ambientazioni e della delicata drammaticità dei personaggi… In questa fase della mia vita mi sono tuffata nell’universo dei poeti, cominciando da alcuni dei nostri classici: Leopardi in primis; Foscolo: l’ho amato alla follia e tutt’ora il sentimento persiste. Poi ho allargato la prospettiva, cominciando dai “poeti maledetti” e ho logorato le pagine de “Le fleurs du mal”, di Charles Baudelaire; Arthur Rimbaud, Paul Verlaine: non ci si può privare del godimento estremo della loro lettura, è un delitto! Devo necessariamente operare una selezione perciò passo direttamente ad un altro dei libri più importanti per la mia formazione: “Il Piacere”, di Gabriele D’Annunzio. Sono in difficoltà a parlare di questo capolavoro… ha inciso in misura estrema nella mia maturazione interiore… ho vissuto dolorosamente nei panni di Andrea Sperelli perché ho sentito sulla mia pelle questo amore così… radicato nel suo animo quasi ormai fosse nel sangue e impossibile da lavar via, impossibile liberarsene… ho compreso il suo tragico tentativo di illudersi provandosi ad amare un’altra senza dolorosamente riuscirvi… devo fermarmi perché quando inizio a parlare di D’Annunzio per me diventa arduo interrompermi!

Durante il Liceo ho conosciuto quelli che sono i miei amici ancora adesso: gli autori sudamericani, in particolare Isabel Allende della quale ho letto tutto il leggibile e attendo la prossima pubblicazione “L’amante giapponese”. Un mondo irrorato da una luce fantastica, non oleografica poiché non tralascia le ombre di momenti drammatici vissuti dalla storia del suo Paese – il Cile –  durante la dittatura di Pinochet. Non c’è un romanzo di Isabel che io ami più di altri… ma cito Eva Luna perché contiene quella che è divenuta la massima della mia esistenza (come già scritto nel mio articolo: http://Un libro è un’ancora di salvezza): “la realtà non è solo come appare in superficie ma ha una dimensione magica e, volendo, è legittimo esagerarla e colorirla per rendere meno noioso il passaggio attraverso questa vita”, non potete non leggerla! Feltrinelli Editore.

Mi definisco una lettrice compulsiva e tendenzialmente onnivora: sono pochi i generi che ho tralasciato, pertanto spazio dagli autori più impegnati a quelli più… leggeri e spensierati: ho letto tutto di Rosamunde Pilcher! Le sue ambientazioni sono splendide!

Negli anni dell’università mi sono accostata alla letteratura americana contemporanea. Per caso, guardando una trasmissione televisiva, la conduttrice citò“Pastorale americana”, di Philip Roth. È stata una folgorazione. Ritengo Philip Roth lo scrittore migliore al mondo… ma sono una sua fan sfegatata dunque il mio parere è per nulla obiettivo! Se volete la verità sbattuta in viso senza falsi moralismi, ipocrisie e convenzionalismi di sorta ma comunque con uno stile eccellente, icastico, sferzante e sprezzante non potete ignorarlo. Toglie il fiato, non si riesce a smettere di leggerlo una volta cominciato dunque dovete essere pronti psicologicamente perché.. non è una semplice lettura… vi squarcerà il velo di Maia. Edizioni Einaudi.

Amo molto anche l’inglese William Somerset Maugham. L’ho cominciato a leggere dopo aver letto la recensione della pubblicazione del suo “Storie ciniche”: che meraviglia. Un punto di vista disincantato, canzonatorio nei confronti delle strutture sociali borghesi, apparentemente freddo e sfacciato ma così terribilmente realistico e profondo… ve lo consiglio caldamente! Edizioni Adelphi.

De “Il dolore perfetto”, di Ugo Riccarelli ho parlato in un mio articolo e, per non ripetermi, vi rimando ad esso:http://su “Il dolore perfetto”, di Ugo Riccarelli

Non posso non menzionare, in chiusura ma solo perché la scena sia solo sua, Oriana Fallaci: la donna che avrei voluto essere e la scrittrice che sarei voluta diventare. Ho letto diversi suoi romanzi ma quello che mi è entrato nelle vene è stato “Un Uomo”. Qui davvero… c’è molto poco da poter dire… l’amore più coraggioso che io abbia mai incontrato finora… il più straziante… sincero… ho sofferto con lei durante la prigionia di Panagoulis… ho pianto con lei durante i loro anni in Italia…  ho capito quanto la lotta per un ideale non sia una presa di posizione ma una scelta atavica e quasi inconsapevole: non si può fare a meno di perseguirlo anche se ciò implica sacrificare l’amore più amore che si provi e ho capito il sentirsi dilaniati nell’animo nel prendere coscienza di questa impossibilità di scelta… sipario.

Non sono tutti i libri che son stati importanti per me quelli che ho qui sviscerato… ne ho dovuti scegliere alcuni… perché davvero ogni libro è un segno nella mia anima, li sento uno per uno come infinite cicatrici che hanno solcato e segnato la mia pelle e rimangono in memoria e memento di ciò che ho vissuto per divenire chi sono oggi… accarezzo le ferite rimarginate e i graffi ancora aperti e non potrei né vorrei rinunciare ad alcuno di essi anzi ringrazio ad uno ad uno i miei compagni fedeli, mai sleali, mai finti… sempre al mio fianco a mostrarmi il pertugio per uscire dall’anfratto, a mostrarmi il sentiero battuto da imboccare, a tendermi la mano sorridendo e farmi rialzare ad ogni inciampo…