E arriva la sera…

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Ci sono giornate, come questa, talmente piene e intense da non lasciare un attimo per respirare… mille cose da fare mille impegni da rispettare scadenze programmazioni… un calderone di incombenze che tolgono il fiato: le lezioni da tenere, l’attenzione da conservare desta, la lucidità da preservare, le occupazioni casalinghe, le tediose ed estenuanti riunioni cui presenziare… Poi arriva la sera… finalmente… e puoi tornare in te e ristabilire il battito del cuore… le voci si affacciano sorridendo dalle finestre ancora aperte qui al sud al fresco ed entrano in casa a sedere con te sul divano e far due chiacchiere, l’ora della cena si accompagna al concerto di stoviglie e allo sfrigolìo delle pentole, il ticchettìo dell’orologio in cucina mi cadenza il respiro e mi calma, i negozi si avviano alla chiusura e ogni ritmo si è fatto più umano ormai dopo la concitazione del giorno… piccoli squarci di confortante quotidianità che ogni dì regala… e il silenzio pian piano mi abbraccia e coccola…

(…)

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(…) aveva fino ad allora avuto un’unica certezza… lei che era stata abituata a non poter contare su questa vita inaffidabile e incostante… lei che era stata costretta ad atterrare bruscamente ad ogni volo intrapreso da questa realtà troppo concreta e materiale per un’anima aerea ed incorporea come la sua… lei che aveva continuato ad accumulare appunti, bigliettini e stralci di esistenza fidando un giorno di potervi mettere ordine e dar loro una coerenza… ed ora quell’unica certezza nella quale si era imbattuta fatalmente… le vacillava davanti… e lo smarrimento fu talmente intenso che ebbe bisogno di sedere e chiudere gli occhi e tappare le orecchie e il cuore per qualche istante… (…)

#ritmi

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Riprendo gradualmente i miei ritmi . Lentamente la mareggiata si acquieta e i miei spazi tornano a definirsi. Ordine. Organizzazione. Una necessità ormai irrinunciabile. Pian piano mi stabilizzo e torno a prendere possesso delle mie dimensioni… Riprendo i miei riti e riesco a dedicarmi del tempo… arrivano nella vita di tutti degli eventi che sconvolgono l’abituale routine e sovvertono l’ordine consueto delle nostre azioni. Di primo acchito l’imprevisto ci turba e travolge. Poi giunge a breve il tempo della stabilizzazione. Il passaggio non è repentino e richiede saldezza  interiore. Ed estrema apertura e disponibilità. Occorre aprirci a qualunque accadimento. Ho imparato a pormi propositivamente nei confronti dell’inatteso,  che prima mi gettava nella disperazione, poiché ho sperimentato che esso è foriero di meraviglie. Adesso so che i tesori più ricchi spesso covano sotto una coltrebdi fango…

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(…) Era giunto il momento di fermarsi a riflettere. Aveva bisogno di chiarire a se stessa la direzione del proprio andare. Fino ad allora aveva lasciato che le domande si affastellassero nella sua mente rimandando il tempo delle risposte, aveva accantonato i dubbi in un angolo buio procrastinando il tempo dello scioglierli. Aveva dissipato la sua inquietudine disperdendola al vento del fare. Aveva finito con se stessa di avere in mano ogni certezza poiché troppo sarebbe stato lo strazio del dover affrontare la demolizione del fragile castello di insicurezza nel quale si era ingenuamente  arroccata.  Si era illusa che d’incanto tutte le onde sì sarebbero naturalmente placate. Così non era stato. Il peso dell’insoddisfazione ormai gravava sulle sue giornate. (…)

Piantare fiori in una barca abbandonata…

D’altronde è di questo che tutti abbiamo bisogno alla fine… il colpo di scena… il finale d’effetto… l’ospite a sorpresa… Non siamo fatti per l’abitudine, la routine, la ripetitività del vivere… la vita dev’essere stupore ad ogni pagina… Non per forza effetti speciali ma… qualcosa che ogni giorno ci arrivi dritto allo stomaco ci smuova  ci solletichi e ci faccia venire i brividi… un sussulto… perché c’è bisogno di ricordarci costantemente che ci siamo per un motivo che esistiamo per emozionarci, per entusiasmarci ad ogni idea seppur bizzarra che ci attraversi la testa… E abbiamo bisogno di credere che tutto sia alla fine realizzabile… necessitiamo di questo… protenderci da una scogliera per scrutare l’orizzonte… piantare fiori in una barca abbandonata perché non potrà solcare le onde ma cullerà le nostre fantasie…

Vite appese ad un condizionale

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Ipotesi, supposizioni, dubbi, sospetti, sensazioni… trascorriamo un’intera esistenza sul “se”, sul forse sull’astratto… sul potrebbe essere potrebbe darsi… dopo la pioggia i contadini raccolgono lumache… omini con coppola , una giacca troppo grande e una bici troppo piccola…. pozzanghere… ragazzi attendono alla fermata mentre un vecchietto spazza davanti alla soglia di casa le foglie e il fango portati dalla pioggia… vite appese ad un condizionale… E se il tutto fosse nella domanda e non nella risposta?

E ancora…

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E ancora il caldo mi abbaglia e la luce mi scalda… E ancora cullata dalla marea mi crogiolo nella non dimensione… E ancora stupisco e mi beo del non orizzonte, procrastino e attendo e godo dello sciabordio… quale peso potrebbe gravare sulla levità di questo istante? Quale rumore potrebbe stridere con l’armonia di questa orchestra? Accordi esattamente legati, scale scientificamente composte… incastri miracolosi… istantanee di perfezione… abbandonata sulla battigia mi ubriaco e stordisco di tanta delicatezza…

I legami…

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Ci sono legami talmente forti da sfidare e sovvertire le leggi della fisica… vanno al di là del tempo e dello spazio… resistono alle intemperie, alle burrasche e vedono sempre nuove albe. Ci sono legami che ti porti dentro da prima di nascere e che ti accompagnano per l’intera vita. Ci sono legami  che non temono distacchi fisici perché ciò che li tiene insieme è indissolubile.  Legami fatti di momenti, abbracci, sguardi, parole a notte fonda quando proprio non ti va di dormire perché a vent’anni non va mai di dormire, che si nutrono di segreti che solo due persone al mondo  condividono e custodiscono. Legami che basta un cenno e tutto è detto…

Il tempo delle priorità…

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Il tempo delle priorità. Stabilire la tabella di marcia da seguire è un esercizio utile. Seguirla e rispettarla un impegno ingrato. Gravati dal dover fare resta poco spazio per il voler fare. Bisogna sempre costringersi alla distrazione, alla divagazione, ad un attimo di leggerezza in ogni giornata. Ho imparato ad apprezzare gli impegni e le responsabilità sin da piccola. Allora impegno significava studio, l’ho sempre amato perché non lo vivevo come imposizione bensì come espediente per fuggire la realtà,  come rifugio ed evasione. Sono una maniaca dell’organizzazione e della pianificazione del da fare, sia esso un compito un viaggio una qualunque attività. Mi ritempra fissare dei punti da sviluppare, mi infonde sicurezza. Da adulta impegno significa lavoro. Il mio è un lavoro straordinario… sono fortunata… la passione estrema che mi sorregge fa sì che ancora lo viva positivamente. Il mio grande problema è non riuscire a godere del dolce far nulla. Vivo ogni perdita di tempo come una colpa da espiare e mi arrabatto all’inverosimile per colmare ogni spazio nella mia giornata. La mia stagione preferita, l’estate, diviene miniera di ispirazioni che mi precipito a mettere in pratica. Ritornati alla concreta realtà… il tempo per attuare le ispirazioni si riduce perciò diviene necessario impormi delle parentesi che esulano dal lavoro… penso accada a tutti…Non voglio incorrere nel rischio dell’appiattimento sull’obbligo e riuscire a crogiolarmi nel piacere di tanto in tanto… lo prendo come impegno per il lungo inverno… D’altronde… le ali ci sono concesse per volare non per pesare sulle spalle…