Lo schiaffo

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Alcuni di noi trascorrono anni e anni barricati nell’autoreferenzialità, facendosene scudo come baluardo di dignità e superiorità, sussiegosi e apparentemente pieni di sé calpestano i propri passi illudendosi di procedere. Beandosi saccenti della propria peculiarità rispetto ai più. Poi… giunge un giorno in cui finalmente vengono posti davanti ad uno specchio e costretti a fronteggiare la realtà… a prendere atto della propria lungamente dissimulata  fragilità, a fare i conti con le vestigia della propria anima perdute nell’affanno del rincorrersi e dell’inseguire il miraggio del sé… arriva lo schiaffo che ridesta  alfine. L’agognato schiaffo. Già perché tutte le altisonanti fanfare erano grida d’aiuto e richieste di soccorso. Inascoltate perché il frastuono impedisce di distinguere le parole. Complicato da spiegare… paradossale… ma dopo anni… dopo aver digerito l’oltraggio, risanato la ferita… rimane lo sguardo di chi l’ha mosso… e quello sguardo nel ricordo è sincero, amaro e sincero… e davvero ora ringrazi chi ti ha scosso facendoti tornare quaggiù e reimpossessarti della tua essenza… chi ti ha posto chiaro davanti chi sei… ora sul serio sai cosa sia la dignità e sai quale sia il tuo valore e sai che non vale se urlato… al contrario si sublima se sussurrato…

Il sale della vita…

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La gente buona, generosa, semplice… è così difficile oramai incontrarla che quando ti ci imbatti a stento ci credi che sia reale… diffidi pensando che non è possibile, deve esserci qualcosa dietro… invece passano i giorni i mesi e continui a trovarli puri e genuini… e cominci a credere che forse sono veri… Esistono quelle persone belle così… come una fetta d’anguria, come pane e pomodoro… come le vedi… spontanee, senza strani trucchi, senza sguardi di sufficienza, senza nodi… E sono quelle persone che rendono speciale una serata qualunque trascorsa a tavola a chiacchierare a scherzare a ridere e parlare e a non accorgersi del tempo che passa… E sono lì a ricordarti per l’ennesima volta che la felicità è anche andare a controllare che i soufflè nel forno siano pronti, scambiarsi i racconti dei preparativi per il matrimonio, fare un giro per la casa nuova… piccole cose che alleggeriscono il cuore dai pesi delle giornate, che ti scaldano e rilassano come un bell’abbraccio… Fa bene all’anima imbattersi di tanto in tanto in queste belle persone… ti fanno sembrare questo mondo un posto meno amaro da digerire…

Non confondere l’essere con il dover essere

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Sono tempi così convulsi questi… Si è avviluppati nella miriade di impegni e nel turbine degli accadimenti che ci schiaffeggiano per ricordarci che viviamo tutti su un piccolo pezzo di terra ed ogni crepa ci fa vacillare… a volte ringrazio il poco tempo a disposizione per ciondolare e pensare perché ostacola l’avanzare del turbamento per l’incertezza del tutto… a volte invoco tempo giorni ore da poter farcire a piacimento,  scegliere io cosa gustare e non dover ingoiare ciò che il menu prevede… Non mi sono mai piaciute le scelte imposte… ho bisogno di tanto in tanto di fermarmi un attimo e guardarmi in viso per verificare di riconoscermi ancora… accade raramente che stenti a farlo e questo mi riconforta,  nonostante tutto non mi perdo per ora. Fare di tutto per non spegnere l’entusiasmo, è questa la prova più dura. La routine del lavoro rischia di fagocitare tutto il resto. Separare i piani. Tenere tutto al proprio posto. Non mischiare l’essere con il dover essere.

#prayforparis

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Una serata mite, di quelle che arrivano come un regalo inaspettato in questo umido e bigio autunno. Una passeggiata che ritempra l’animo,venerdì sera, il giorno dopo per molti non si lavora: ci si può concedere di fare un po’più tardi stasera. E allora ci può anche stare andare allo stadio con la propria compagna, il proprio compagno, i figli per una partita. E poi… sentirsi nudi…. disarmati del tutto… come un rumore improvviso nel cuore della notte proprio mentre dormivi della grossa… alzare le mani però è inutile… Non è una guerra… Non ci sono i due schieramenti che combattono ad armi pari: c’è chi combatte e chi può solo aspettare i colpi cercando di schivarli e difendersi come può… siamo inermi… indifesi in casa nostra… violati in patria… Non c’è più tempo… “non resta che far torto o patirne”…

#strangedays

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Strana. Sempre stata. L’aggettivo più frequentemente usato per descrivermi. Usato dagli altri. Io questa stranezza non l’ho mai individuata. Mi sfuggono da tempo immemore i confini tra i concetti di normalità e stranezza… Diversa. Diversa da chi? Diversa da cosa? Chissà… e avanzo… ho sempre avanzato comunque, con qualche perplessità a volte ma ho costantemente avanzato. Diversa dalla maggior parte. Dei coetanei di ogni periodo della vita. Un difetto vent’anni fa, poi ho imparato ad amarlo come mia prerogativa. Irrinunciabile. Ringrazio la mia stranezza per avermi aiutato a volare finora. Ringrazio la mia stranezza per avermi aiutato ad andare oltre finora. Ringrazio la mia stranezza. Irregolarità. Le regole, le convenzioni, le formalità, i conformismi non mi sono mai appartenuti. Li ho ripudiati appena in tempo prima che mi tangessero. Oggi confermo me stessa.

#andratuttobene

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… E riuscire con fatica ad imparare che la vita vale per sé e non per gli altri… che le gioie vanno godute  egoisticamente e  non contando nella condivisione… e dolorosamente apprendere che ci sarà sempre chi tenterà di rovinarti anche il più bello dei giorni e a svelarti il regalo a sorpresa prima che tu lo abbia scartato… e farti violenza per contenere la rabbia e la voglia di urlare… e decidere di tacere per dire milioni di parole sperando siano udite… e convincersi che la dignità non è una qualità estrinseca ma intrinseca e la nobiltà le è compagna vestita di stracci e la straccioneria si veste di luci che abbaglino… e ricacciando le lacrime trasformarle in diamanti da donare a chi ti sta accanto e non merita il riverbero delle nere ombre altrui… e scoprire la forza nei suoi occhi e persuadersi che solo fissando i tuoi in lui il percorso sarà lieve… andrà tutto bene…

Del mio mestiere

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Credo che il mio sia il mestiere più meraviglioso del mondo… più generoso e prodigo di tutti gli altri… mi alzo tutte le mattine con una voglia straordinaria di rivedere i miei ragazzi… che ogni anno sono diversi ma ogni anno diventano miei… ogni anno creo una nuova famiglia… perché quello dell’insegnante, si sa, non è un lavoro bensì una missione, una vocazione: non si può fare che con il cuore. Anni e anni di studio matto e non disperatissimo non sarebbero valsi a nulla se non avessi acquisito la capacità di aprire il cuore a chi ho di fronte e di pormi con estrema lealtà e onestà al di qua della cattedra. Perché i ragazzi non li si può ingannare… hanno dei poteri magici… chi pensa di entrare in classe e trovare dei bimbi irrequieti ed immaturi davanti non ha capito nulla… loro ti  osservano accuratamente, ti studiano e ti scelgono… solo se ti scoprono sincera, autentica, reale. Non puoi illuderti di raggirarli perché loro vedono oltre ciò che dici e sono i giudici più severi che esistano, non risparmiano nulla. Essere alla loro altezza è davvero impegnativo. Ma fare il mio mestiere ha anche delle implicazioni più lievi che mi addolciscono le giornate: poter condividere le risate per battute sciocche, poter tornare adolescente incapace di giocare a pallavolo, poter vedere la luce che hanno negli occhi ancora così viva… brillante… curiosa… non  contaminata… pura… E sentirsi leggera anche dopo cinque ore di fila a parlare e tentare di tener desta la loro attenzione. Mangerò un dolce per continuare a sorridere…

La natura delle cose

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Domande. Questo il fardello maggiore. Pletora di punti interrogativi. Pormi domande e problematizzare e sezionare e analizzare e non sorbire acriticamente dal bicchiere il liquido vitale… questo il peso più greve e grave da portare per me. Tracce. Segni del passaggio del tempo su di me. E accorgersi che mentre ti solcava tu non c’eri e pensavi ad altro e ti oberavi delle tue questioni. Ed ora ne scorgi le orme e rimani spiazzata perché avresti voluto farci due chiacchiere… chissà se ripassa… Tranquillità. A intermittenza la cerco. Peccato che si accompagni alla noia e ciò la renda antipatica e insopportabile. Però non mi spiacerebbe poterne godere da sola… bisognerà trovare il modo per scacciare il tedio e rimanere sola con lei per conoscersi meglio… sospetto riservi piacevoli lampi di azzurro celati nel grigio…

[Giorno 12]

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[Giorno 12] Riprendere il tragitto. Disciplina, occorre disciplina. È stato sempre il mio problema più grande… estremo zelo ed impegno nel dovere e nella sfera della vita che attiene al lavoro… per il resto le regole la costanza l’abnegazione non mi soccorrono… mi dondolo sulla vita distrattamente. Distrazione non è uguale a superficialità. La distrazione mi salva dall’eccessiva concentrazione… su me stessa su ciò che mi circonda su chi mi circonda… smetterla di prendermi sul serio… l’ho appreso a fatica… riuscirvi mi ha assolto… portare a termine un compito è una sofferenza quasi fisica… ho un doloroso rapporto con il concetto di “termine” e “fine”… li rifiuto per le implicazioni che comportano… gli strappi non sono da me… ricucire… il mio karma… è ciò che faccio dovunque e comunque… a caro prezzo spesso… Questa vita è costosa.