RECENSIONE: LA FATTORIA DEI GELSOMINI

RECENSIONE: LA FATTORIA DEI GELSOMINI
AUTORE: ELIZABETH VON ARNIM
EDITORE: FAZI
PAG: 347

Personalmente adoro Elizabeth Von Arnim, trovo la sua narrazione spassosissima. La Fattoria dei Gelsomini non delude in tal senso. Siamo invitati a trascorrere il weekend in una delle residenze, siamo nella campagna inglese, di Lady Midhurst. La scena d’apertura ci vede seduti ancora, dopo un estenuante pranzo, a tavola, a soffrire per la calura soffocante… e per l’uva spina ingerita in varie fogge. La regista narratrice ci fa conoscere ad uno ad uno i nostri commensali zoomando progressivamente sui pensieri, accaldati e annebbiati, di ognuno di essi. Da subito, come consueto nei romanzi della Von Arnim, nasceranno in noi le prime simpatie e antipatie ma… pazientate e date tempo ad ognuno di farsi conoscere. Il weekend si comincia a movimentare molto presto e lo sarà sempre più… Il tenore del romanzo è di leggiadria: che godimento leggerlo e sorridere ad ogni riga per l’ironia e il cinismo tutto inglese che si acquattano dietro ogni parola. Un esempio: “Un collasso così completo, una tale rapidità nel raggiungere lo stato di morte clinica dell’amore non corrispondeva a nessuna esperienza di Mumsie. I mariti a lungo andare si raffreddano, lo sapeva, ma ci mettevano un po’ di tempo prima di arrivare a quel punto; questo qui si era spento all’improvviso e a nulla erano valsi gli sforzi di entrambe per resuscitarlo.”. È un romanzo che trasuda ipocrisia e perbenismo, le reali intenzioni di ognuno dei protagonisti sono ben celate e ammantate dal politically correct; ma, attenzione, la narratrice ce lo fa capire chiaramente: lei non approva tale atteggiamento. È un romanzo molto inglese: non pensiate di trovare uno sguardo compassionevole e lacrimevole sulle miserie umane, vige la regola del “castigare ridendo mores”. Non riuscirete a non sorridere ad ogni piè sospinto. Naturalmente nel caso di questa autrice non si può non fare un apprezzamento sulla sua capacità di descrizione degli ambienti in cui si svolge la vicenda narrata, anche in questo caso sarete rapiti e conquistati: vi sembrerà di indossare voi stessi gli abiti descritti e indossati da Rosie, avrete l’impressione di conoscere ogni angolo della casa di campagna di Lady Midhurst e il giardino della stessa… una icasticità e incisività nel raccontare davvero deliziose!
Lettura godibilissima. Il racconto vi rapirà, sia per lo stile: scorrevole, arioso, colorato e brioso, sia per la vicenda stessa che si dipana… già, perché quello che parte come un tranquillo weekend di campagna, sebbene torrido e “alterato” (odierete l’uva spina senza averla magari mai mangiata!) virerà all’improvviso verso uno scandalo che vi lascerà a bocca aperta e avrete una voglia matta di stare a vedere come andrà a finire. Stuzzicherà la vostra curiosità e la incontrollabile voglia di gossip in misura sicuramente maggiore ed in maniera senza ombra di dubbio più edificante di qualsiasi soap opera o trasmissione televisiva: vi dispiacerà davvero tanto non poter telefonare o andare a trovare le protagoniste per poter spettegolare di persona su ciò che accade! Bellissimo, davvero un romanzo bellissimo e divertentissimo. Arriverete alla fine delle quasi 400 pagine… e ne vorrete ancora!20180317_1757291288588362.jpg

RECENSIONE: LA FELICITÀ DOMESTICA, LEV TOLSTOJ

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RECENSIONE DI
LA FELICITÀ DOMESTICA
TITOLO La Felicità domestica
AUTORE Lev Tolstoj
EDITORE Fazi
PAG 143

Questo è un libro garbato, composto, pacato. Inizialmente sembrerà rilassante… alla fine lascia un senso di amarezza, nostalgìa… non è un libro allegro, no. Quella che viene raccontata è la vicenda di un amore, con andamento parabolico. Un amore tra due persone di età molto differenti. Si comincia con l’entusiasmo arazionale dei due innamorati, dimentichi delle contingenze che ostino alla loro felicità che pare imperitura e invece… durerà così poco, soppiantata dalla “familiarità” tra loro che prende il posto della passione e della brama di viversi. È estremamente moderno e si legge d’un fiato però… vi consiglio di piluccarlo… è un autentico piacere leggerlo nella traduzione di Clemente Rebora: la prosa viene quasi poetizzata. Occorrerebbe leggerlo due volte poiché di primo acchito è inevitabile venire rapiti dallo stile del traduttore: pare d’intravedere la cura di un giardiniere nell’accudire le parole e presentarcele rigogliose e grondanti rugiada, davvero commovente. Le scelte lessicali sono meravigliose, le pagine sono costellate di gemme come “sgrondìo”, “rispiumacciarono”. Un esempio tra i tanti: “Da ogni parre più intensamente si espanse il profumo dei fiori: copiosa rugiada l’erba irrorava: un usignolo non lungi, nel folto delle serenelle, prese a ciangottare, e udite le voci nostre, si tacque: stellato il cielo quasi fosse disceso su noi”, come non rimanere sazi di tanta bellezza?
La seconda lettura ci consente, paghi della bellezza stilistica, di apprezzare la narrazione tolstojana tout court. E di soffermarci sulla trama. Essenziale, semplice, non ci sono misteri da svelare, intrecci da seguire. La protagonista ci apre il suo cuore e con chiarezza e sincerità ci parla del suo matrimonio e del suo amore. Come sempre Tolstoj mostra di conoscere terribilmente l’animo femminile e dar voce ai pensieri che mai si direbbero. Lo disvela nella sua volubilità, nel senso di frustrante e ingiustificata insoddisfazione, nell’immaturità di fondo, nell’irriconoscenza. Eppure… come sempre… il suo è uno sguardo duro sì, implacabile, non fa sconti ma… non giudica mai. Ed è questo che rende il tutto così “amaro”: il comprendere che le parole cui si dà voce sono davvero quelle, non c’è il giudizio dell’autore, non c’è stigmatizzazione… non può non turbare questa lettura ma… non può non piacere.
Questo romanzo è un gioiellino. Rifletterete sull’amore non banalmente. Su come esso si modifichi negli anni e se sia un bene o in male. Delizioso, ecco, un romanzo delizioso.

RECENSIONE: UN INCANTEVOLE APRILE, DI ELIZABETH VON ARNIM

TITOLO: Un incantevole Aprile

AUTORE: Elizabeth Von Arnim

EDITORE: FAZI

ANNO: 1921

EDIZIONE: 2017

PAGINE: 287

 

Preparatevi ad un viaggio in un paesino sospeso tra realtà e incanto… preparatevi a varcare la soglia del giardino variopinto e odoroso di San Salvatore… e preparatevi ad uscirne rinate… beh: sempre ammesso che vogliate uscirne e tornare alle vostre vecchie vite… piuttosto che chiudere dietro di voi il cancello e scoprirvi nuove e ricche di gemme…

Quattro donne, molto diverse tra loro… in realtà accomunate dall’unico bisogno che le tormenta: quello di essere amate nella loro essenza di donne, al di là del ruolo che la società si aspetta esse rivestano. “Così nacque l’idea; ma, come spesso accade, chi la concepiva al momento non ne era consapevole”: come tutto ciò che di costruttivo si faccia e concepisca nella vita scaturisca spesso da pura casualità, da gocce minuscole che cadono sul pavimento della nostra mente e sedimentano progressivamente dando vita a frutti inaspettati. E così avviene per queste figure femminili… che decidono di trascorrere un mese “sabbatico”, in fuga da mariti o da se stesse, a San Salvatore, in Liguria. Pian piano San Salvatore diviene il luogo del risveglio per tutte. La prima e più predisposta è Mrs. Wilkins ma lentamente anche le altre si liberano e si alleggeriscono; da un’iniziale diffidenza nei confronti di Lotty (Mrs. Wilkins) passano ad amare ed invidiare la sua libertà interiore e al desiderio di poter partecipare anch’esse di quello stato d’animo. Lotty, che sembrava la più ingenua, svampita, sempliciotta, svela progressivamente in realtà il contesto dove si trovava a vivere come inadeguato, inadatto a comprenderla, gretto, come le impedisse di disvelare la sua vera natura di creatura libera, dalla mente brillante e dall’animo magico e temperamento coinvolgente. Lotty, la sognatrice, riesce a far sciogliere tutte… È un libro delicato, gentile, che procede in punta di piedi. Scorrevole dall’inizio alla fine, si legge davvero con estrema agevolezza. È all’apparenza leggero, friabile… in realtà ci propone delle figure di donne emblematiche. La prima che conosciamo è Mrs. Wilkins e di primo acchito ci si offre come una donna estremamente fragile, insicura, indifesa, sprovveduta… impariamo a conoscerla e scopriamo chi è in realtà. Ci si svela come una figura che è un inno alla vita, alla gioia di vivere, al desiderio di amare ed essere amata. É una donna estremamente positiva, carismatica: conquisterà tutte le sue compagne di avventura. Il suo approccio, all’apparenza superficiale e lieve si rivela come in realtà caratterizzato da una estrema sensibilità e profondità d’animo. Ecco poi che conosciamo Mrs. Arbuthnot, che ci appare da subito come la classica donna “tutta d’un pezzo”, impeccabile, di ottimi principi e ottime pratiche, tutta versata nel volontariato e nel servizio agli altri, pudìca, onesta e timorata di Dio… ma le crepe e le falle in questo “organismo” che pare perfetto si mostrano presto. Un marito lontano, che è ormai divenuto un estraneo, che non è più l’uomo che ha sposato e di cui si è innamorata. San Salvatore opera il miracolo anche in lei, che si rende pian piano conto che la fede è stata semplicemente un rifugio, un ripiego per non sentire il male per il non amore da parte del marito. Anzi, la fede è stata per lei una gabbia,una prigione che le ha impedito di lasciarsi andare al sentimento, libera da preconcetti e pregiudizi. E poi le comprimarie, Lady Caroline e Mrs. Fisher, che sicuramente non suscitano particolari simpatie iniziali nel lettore per diversi motivi: troppo sostenute, impostate, fredde e distaccate. Saranno anche loro due sorprese… Si arriva quasi alla fine con un quadro che sembra piano, chiaro, definito quand’ecco che tutto subisce uno scossone e si susseguono dei colpi di scena fino ad un finale che non saprei se definire lieto o meno…

 

RECENSIONE: DI OLTRE L’INVERNO, DI ISABEL ALLENDE

 

TITOLO Oltre l’inverno

AUTRICE Isabel Allende

EDITORE Feltrinelli

ANNO 2017

PAGINE 297

“La realtà non è solo come appare in superficie ma ha una dimensione magica e, volendo, è legittimo esagerarla e colorirla per rendere meno noioso il passaggio attraverso questa vita”.

Ho incontrato Isabel Allende e il suo mondo per la prima volta quando frequentavo il Liceo. Per me è stato amore a prima vista… sono stata rapita dalle sue atmosfere colori odori sapori… un mondo di pulsioni primordiali in cui ci si tuffa senza riserve remore e timori, un mondo di donne e uomini che cedono e soccombono ai sentimenti senza esserne mai sconfitti né esserne mai paghi… Sì perché il mondo di Isabel Allende è estremamente sensoriale, è un mondo che si tocca si odora si gusta si ascolta si guarda… Ed è inevitabile restarci sviluppati dentro, inevitabile… cominciare è stato altrettanto facile che continuare a leggerla: subito dopo il primo mio approccio, che è stato con Eva Luna, ho acquistato tutti i romanzi sino ad allora da lei pubblicati nelle così calde e famigliari edizioni #feltrinelli. Isabel mi ha introdotto nella foresta di sensazioni della letteratura latinoamericana: grazie a lei mi sono approcciata senza paura al gigante Gabriel Garcia Marquez per lasciarmene folgorare. Chi legge la Allende non può non viverla, non essere avida di sapere chi sia, da dove viene, che vita ha avuto e così… ho conosciuto la sua storia famigliare non facile… e l’amore è cresciuto. Isabel mi ha dato il coraggio di provare quelle emozioni e suggestioni che lei faceva trasudare dalle pagine senza falsi pudori, con innocenza e consapevolezza… Isabel Allende si può ascrivere alla corrente del Realismo Magico, la medesima della quale eccelso esponente è “Gabo”: la realtà trasfigurata, sprimacciata, spettinata mediante la magia della parola e della sua dirompente forza… da quando l’ho incontrata non ci siamo più lasciate… il suo stile del narrare si è man mano placato senza sedarsi del tutto fino ad oggi…

Il suo ultimo regalo è “Oltre l’inverno”, edito come tutti i suoi testi da #feltrinelli. Devo ammettere che ad un iniziale approccio stentavo a riconoscere la mia Isabel: il ritmo non era il suo, il “mood”, il clima non era il suo… ma sono bastate poche pagine per ritrovarla e per tornare a sentire tutte le sollecitazioni così note a chi la conosce. Questo romanzo ha un mistero da svelare, ma non è un “giallo” comune, è un giallo alla Allende e capire chi è l’assassino passerà quasi in secondo piano perché verrete travolti dall’impeto della narrazione.

Non pensiate però di poter dire di conoscerla se avete letto uno o solo qualcuno dei suoi romanzi: per conoscere e amare completamente qualcuno lo si deve “coltivare” con costanza, passione, dedizione e fiducia… una volta conosciuta non la lascerete più…

 

 

RECENSIONE: LA SAGA DEI CAZALET, ELIZABETH JANE HOWARD

 

TITOLO: Gli anni della leggerezza; Il tempo dell’attesa; Confusione; Allontanarsi; Tutto cambia.

AUTORE: Elizabeth Jane Howard

EDITORE: FAZI

AMBIENTAZIONE: ‘900, INGHILTERRA

 

Per chi ama le letture lente, da gustare, da centellinare. Per chi non ama perdere di vista i personaggi che conosce in un libro ed è felice di sapere che l’ultima pagina è solo un arrivederci. Per chi ha molta pazienza. Per chi non sopporta i distacchi. Per chi lascia sempre la porta socchiusa e preferisce i finali aperti… vi appassionerà ed emozionerà la saga della famiglia Cazalet, scritta da Elizabeth Jane Howard, composta da 5 volumi: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa, Confusione, Allontanarsi, Tutto cambia. Le vicende narrate si dipanano dal 1937 alla fine degli anni ’50 del ‘900. Volumi corposi ma non estenuanti: non avrete voglia che finiscano! Pubblicati da Fazi Editore con una veste tipografica a mio parere delicatissima. Riguardo al merito, l’autrice regala delle descrizioni di ambienti, stati d’animo, situazioni famigliari estremamente icastiche, incisive e assolutamente rappresentative: non si potrà non riconoscere qualche familiarità con episodi narrati dell’autrice. È una narrazione lieve  che sfiora tematiche anche estremamente delicate e dinamiche famigliari complesse e a tratti morbose. C’è tutta ma proprio tutta la gamma di sentimenti che anima le famiglie numerose ed allargate. Il tratto rimane però leggero così da non urtare mai la sensibilità. I Cazalet diventeranno anche per voi membri della famiglia e parteciperete delle loro gioie e dei loro dolori. Vivrete gli eventi storici che fanno da sfondo al racconto con lucidità e consapevolezza ma senza drammaticità, in stile assolutamente english: understatement, sobrietà e misura le parole d’ordine. Ve lo consiglio se avete  voglia di ritagliarvi del buon tempo da spendere. Non è una lettura veloce, sicuramente, è adatta ai lunghi pomeriggi. Con un aggettivo inglese definirei questa saga cozy: accogliente, comoda, confortevole; come un plaid da adagiare sulle gambe sul divano  davanti al caminetto con una fumante tazza di thè. Sarete avvolti dall’abbraccio dei Cazaletbe vi ci abbandonerete piacevolmente… e rimarrete abbagliati dallo stile, dallo zelo, dalla passione per la scrittura e per la costruzione dei personaggi che trasuda da ogni riga; il lavoro della Howard è a mio parere esemplificativo di un amore per la scrittura e di una capacità di creazione commovente… vale la pena, vale davvero la pena suonare il campanello di Home Place e trascorrervi un buon tempo…