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RECENSIONE DI
LA FELICITÀ DOMESTICA
TITOLO La Felicità domestica
AUTORE Lev Tolstoj
EDITORE Fazi
PAG 143

Questo è un libro garbato, composto, pacato. Inizialmente sembrerà rilassante… alla fine lascia un senso di amarezza, nostalgìa… non è un libro allegro, no. Quella che viene raccontata è la vicenda di un amore, con andamento parabolico. Un amore tra due persone di età molto differenti. Si comincia con l’entusiasmo arazionale dei due innamorati, dimentichi delle contingenze che ostino alla loro felicità che pare imperitura e invece… durerà così poco, soppiantata dalla “familiarità” tra loro che prende il posto della passione e della brama di viversi. È estremamente moderno e si legge d’un fiato però… vi consiglio di piluccarlo… è un autentico piacere leggerlo nella traduzione di Clemente Rebora: la prosa viene quasi poetizzata. Occorrerebbe leggerlo due volte poiché di primo acchito è inevitabile venire rapiti dallo stile del traduttore: pare d’intravedere la cura di un giardiniere nell’accudire le parole e presentarcele rigogliose e grondanti rugiada, davvero commovente. Le scelte lessicali sono meravigliose, le pagine sono costellate di gemme come “sgrondìo”, “rispiumacciarono”. Un esempio tra i tanti: “Da ogni parre più intensamente si espanse il profumo dei fiori: copiosa rugiada l’erba irrorava: un usignolo non lungi, nel folto delle serenelle, prese a ciangottare, e udite le voci nostre, si tacque: stellato il cielo quasi fosse disceso su noi”, come non rimanere sazi di tanta bellezza?
La seconda lettura ci consente, paghi della bellezza stilistica, di apprezzare la narrazione tolstojana tout court. E di soffermarci sulla trama. Essenziale, semplice, non ci sono misteri da svelare, intrecci da seguire. La protagonista ci apre il suo cuore e con chiarezza e sincerità ci parla del suo matrimonio e del suo amore. Come sempre Tolstoj mostra di conoscere terribilmente l’animo femminile e dar voce ai pensieri che mai si direbbero. Lo disvela nella sua volubilità, nel senso di frustrante e ingiustificata insoddisfazione, nell’immaturità di fondo, nell’irriconoscenza. Eppure… come sempre… il suo è uno sguardo duro sì, implacabile, non fa sconti ma… non giudica mai. Ed è questo che rende il tutto così “amaro”: il comprendere che le parole cui si dà voce sono davvero quelle, non c’è il giudizio dell’autore, non c’è stigmatizzazione… non può non turbare questa lettura ma… non può non piacere.
Questo romanzo è un gioiellino. Rifletterete sull’amore non banalmente. Su come esso si modifichi negli anni e se sia un bene o in male. Delizioso, ecco, un romanzo delizioso.

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