RECENSIONE: LE SETTE SORELLE, SAGA di LUCINDA RILEY

Lo ammetto: le saghe mi piacciono tanto. E confesso di essere stata rapita, nuovamente, da una di esse. Mi è già accaduto con la saga dei Cazalet di E. J. Howard, ora è accaduto con Lucinda Riley e la saga delle Sette Sorelle: Le Sette Sorelle, Ally nella tempesta, La ragazza nell’ombra, La ragazza delle perle. Ho scoperto la Riley casualmente e non è stato amore a prima vista. Ho esitato a lungo prima di approcciarmi ai suoi romanzi, carica di pregiudizi e con un po’ di puzza sotto il naso. Diffido dei grandi successi di pubblico perché il confine tra (inter)nazionalpopolare e banale è molto molto labile. Spesso però, non sempre: spesso, si cade in errore a causa dei preconcetti. Così è stato in questo caso. È successo in passato con i romanzi di Rosamunde Pilcher, che adoro, ai quali mi approcciai da universitaria quasi per gioco: volevo una pausa di leggerezza nelle estenuanti ore di studio; cominciato uno: I cercatori di conchiglie, mi sono perdutamente innamorata e non sono più riuscita a smettere di leggerli finché non li ho esauriti. Così è successo ancora. Ho acquistato le Sette Sorelle davvero diffidente. L’ho cominciato dopo settimane… e non l’ho mollato fino a quando non l’ho terminato dopo appena 48 ore. Non ho potuto che soggiacere alla compulsività e procurarmi gli altri volumi, divorati con altrettanta voracità.
È una saga appassionante, coinvolgente sin dalla prima pagina. Avvincente sia sul piano della trama sia su quello dell’intreccio. C’è tutto: amore, amicizia, avventura, racconto storico, epopea familiare. Quello che valuto in primis quando leggo un romanzo e la costruzione dei personaggi, in questo caso essa è notevole: ogni protagonista ha grande spazio: un intero volume per ognuna delle sorelle, e apprezzo particolarmente le opere che alternano analessi alla narrazione: mi piace viaggiare con la mente e soprattutto non si corre il rischio di annoiare il lettore, la cui attenzione è tenuta desta dalle pause pseudotemporali che gli sono concesse. Ben scritti, non dei capolavori linguistici ma qui non conta quest’aspetto. Si parte per ogni volume da un evento che scardina gli equilibri e determina la rottura del sistema iniziale: la morte del padre adottivo delle sorelle. Ognuna di loro reagirà in misura e modo differente. Il padre lascia loro in eredità degli indizi per ricostruire le origini di ciascuna. La lettura vi scaturirà tante domande… perché incentivare il loro viaggio alla scoperta di se stesse? Ma soprattutto, alla fine di ogni volume, vi chiederete: “ma… come può essere? Ma… sarà davvero morto?”.
La Riley val bene una “messa” da parte di pregiudizi: provare per credere. La saga non è ancora terminata, rimangono da conoscere ancora le altre sorelle: attenderete anche voi con ansia la pubblicazione delle loro storie.

RECENSIONE: LA FELICITÀ ARRIVA QUANDO SCEGLI DI CAMBIARE VITA di RAPHAELLE GIORDANO

Iper arroganza maschile acuta. Sapete di cosa si tratta? Io non la conoscevo. Prima di questo libro. Imparerete a conoscerla e a riconoscerla e vi stupirete, neanche tanto forse, di individuarla in molte vostre conoscenze femminili. È la tendenza a dominare con arroganza, ad affermare la propria presenza con la prepotenza, è l’egocentrismo esasperato, è l’imposizione del sé sugli altri, la pervicace convinzione di essere sempre e comunque interessanti e degni di ascolto…. E naturalmente è la maschera dietro cui si cela una pletora di insicurezze. Non si tratta di un manuale di spicciola psicologia, occorre precisare. È un romanzo. Sull’importanza del mettersi continuamente in discussione, dello scendere dai piedistalli sui quali ci ergiamo spesso ingiustificatamente, sul non darci mai per scontati. E soprattutto sull’umiltà. E su come la vita ci destabilizzi e obblighi a rivedere le priorità.
Mai pensare che sia finita, che nulla cambierà più, che le cose stanno così e basta, che è inutile stare a rimuginare perché non si può tornare indietro: c’è sempre tempo, basta volerlo… e la nostra vita può cambiare radicalmente…
È un libro ben scritto, un linguaggio non banale che mischia parlato a lessico specialistico. L’approccio è leggero ma non superficiale. La protagonista cura dei seminari sulla problematica, appunto, dell’iperarroganza. Seminari molto seguiti da un’utenza eterogenea. Vi incuriosiranno le attività proposte nei gruppi e alcune sono davvero interessanti da riproporre negli ambiti lavorativi che lo consentano.
Si legge velocemente e senza accorgervene sarete arrivati al momento di svolta nel racconto… già, perché ovviamente all’improvviso tutto cambia… e la vostra curiosità sarà affamata di conoscere sì le sorti dei vari partecipanti al seminario ma anche e soprattutto di due persone in particolare…
È un libro colorato e curato e non vi annoierà. Un difetto forse può essere proprio quello di durare poco!

RECENSIONE: SEMBRAVA UNA FELICITÀ di JENNY OFFIL

Che libro faticoso… coinvolgente e faticoso. Uno stream of consciousness rivisitato dal punto di vista femminile, i pensieri vengono quasi “vomitati” convulsamente sul foglio ma l’autrice non è completamente “libera” così da poter anche derogare alla punteggiatura così… quasi per mitigare la propria irruenza per la quale si sente colpevole… si concede corsivi, al massimo, ma la punteggiatura rimane: non si può essere totalmente indulgenti con se stesse! Si sente in colpa come moglie, come madre, come lavoratrice. Un viaggio forsennato… mentre però quello dello Ulysses – di Joyciana memoria- era dentro di sé, alla scoperta dei propri limiti, del proprio io, nel tentativo di possedersi… qui il viaggio è un disperato tentativo di perdersi, di fuggire da sé, di reinventarsi e scoprirsi nuova. Periodi rocamboleschi si inseguono e danno le vertigini.
Ho fatto fatica a leggerlo… perché ti sbatte in faccia un sacco di quei pensieri che spesso noi donne nascondiamo sotto il tappeto. Questo libro parla di attenzione, di quell’attenzione verso chi abbiamo accanto ogni giorno della nostra vita e che spesso non ne beneficia… di quell’attenzione che troppo di frequente dimentichiamo, della cura indispensabile in un rapporto d’amore… dell’impegno che richiede, costante… E non si tratta dell’abitudine: l’abitudine è rassicurante, confortante, incoraggiante. Si tratta dell’abituarsi. L’abitudine è oggettiva e contingente, l’abituarsi è soggettivo e persistente. E logora. E lacera. Perché spesso accade che dimentichiamo la magia dell’amore fagocitati dalla quotidianità, che smarriamo la luce degli occhi di chi amiamo e ce ne ricordiamo disperatamente solo quando la metà del mondo che abbiamo accantonato ci urla contro il suo senso di abbandono e ci riporta alla realtà… Questo romanzo parla dell’attenzione che serve per non perdersi dietro alle “cose” di ogni giorno… dell’attenzione fondamentale per ricordarsi che a volte bisogna dimenticare di dare un nome alle “cose”, appunto, e semplicemente abbandonarsi al flusso dell’esistente senza affannarsi ad acciuffarlo…

RECENSIONE: LA LOCANDA DEGLI AMORI SOSPESI, di Viviana Picchiarelli

IL CORAGGIO DEGLI AMORI SOSPESI…

20180512_150247132460808.pngChe uso meraviglioso della punteggiatura! Scusatemi ma la mia deformazione professionale mi influenza anche nella lettura: non posso non apprezzare un utilizzo accorto e generoso della punteggiatura, risorsa così preziosa per la scrittura, e dell’ortografia! Fin dalle prime pagine ho potuto assaporare un sapiente ricorso a virgole et similia. Per chi ha questa mia stessa “fissazione”, tale aspetto è tutt’altro che trascurabile o secondario. Anzi: è un presupposto irrinunciabile per una lettura piacevole, godibile, gustosa. Che gioia non incespicare a intervalli irregolari in una virgola messa al posto sbagliato o un accento di troppo. Le parole scorrono gentilmente sotto gli occhi e si cammina in una passeggiata rilassante e ritemprante.
Se siete innamorati delle parole di carta non potrete già, da subito, non entusiasmarvi all’idea dell’esistenza di una Locanda di tal fatta: una riserva per questa specie protetta che va sotto il nome di: “lettore”. Ciò basterebbe per amare questo libro, ma non basta, perché c’è tanto altro… su tutto, lo struggente fascino degli amore sospesi… degli amori non finiti, lasciati a metà… quegli amori non del tutto compiuti che scavano dentro e tracciano solchi e sentieri sui quali poi la vita ok: scorre ma… i passi che si compiono risuonano per sempre del rumore della nostalgia, ammantata di rimpianti o rimorsi, a seconda. Quegli amori che, nel bene o nel male, una volta sfiorati segnano irrimediabilmente le nostre esistenze e le improntano e definiscono: noi siamo il frutto degli amori che ci hanno solo lambito, senza sommergerci… Attenzione però: qui non si parla solo e semplicemente di amori sospesi tra esseri umani, si parla anche e soprattutto degli amori sospesi di ognuno di noi con se stesso e i propri sogni, aspirazioni, desideri, troppo spesso accarezzati e poi sopiti e surclassati dalle esigenze del contingente… ma esiste un modo per liberarsi da un sogno, che non sia quello di lasciarsene travolgere?No.
E poi è un libro sul coraggio, sul coraggio di crederci… di credere che è possibile reinventarsi, ricominciare… sul darsi una seconda possibilità… perchè la vita è fatta spesso di scelte di opportunità, di convenienza, opportuniste, di comodo… chiamiamole come vogliamo ma scelte non “di pancia” bensì “di testa”. E non portano mai da nessuna parte: imbocchiamo vicoli ciechi e arrivati al muro… non resta che tornare indietro e cambiare strada o provare a scavalcarlo quel muro… comunque:cambiare.
E poi, ancora, ci sono dei risvolti che un lettore attento auspica, nei quali spera… ma che non è detto ci siano perché a volte si rimane delusi… e invece no: in questo caso quel qualcosa che a un certo punto si insinua nella mente… accade… e non posso aggiungere altro se non che, anche qui, come dovunque, è l’amore che salva.
È un libro multitono: allegro, nostalgico, amaro, romantico, serio… non potrete stancarvi o annoiarvi.
Insomma… Viene proprio voglia di cercare l’indirizzo e prenotare un soggiorno al più presto…!